Guida alla lettura dell'attentato a Beirut
L’autobomba che venerdì mattina nel centro di Beirut, Libano, ha ucciso l’ex ministro Mohammad Chatah insieme ad almeno altre 5 persone (più di 70 i feriti) potrebbe essere un grosso passo verso la ricaduta del Libano nella guerra civile, scrive Karl Vick per Time magazine. L’uccisione del politico sunnita, ex consigliere del premier Rafik Hariri, ucciso nel 2005, è stata preceduta negli scorsi mesi da attacchi anti sciiti: “Questa è una conversazione portata avanti con le bombe”, ha detto uno degli esperti sentiti da Vick.
20 AGO 20

L’autobomba che venerdì mattina nel centro di Beirut, Libano, ha ucciso l’ex ministro Mohammad Chatah insieme ad almeno altre 5 persone (più di 70 i feriti) potrebbe essere un grosso passo verso la ricaduta del Libano nella guerra civile, scrive Karl Vick per Time magazine. L’uccisione del politico sunnita, ex consigliere del premier Rafik Hariri, ucciso nel 2005, è stata preceduta negli scorsi mesi da attacchi anti sciiti: “Questa è una conversazione portata avanti con le bombe”, ha detto uno degli esperti sentiti da Vick.
Farnaz Fassihi sul Wall Street Journal fa una descrizione vivida degli effetti dell’esplosione, avvenuta in un’area altolocata della città: detriti ovunque, vetrine distrutte, i soccorritori costretti a raccogliere brandelli di cadavere dentro borse della spesa decorate per il Natale.
E’ da quest’estate che va avanti un “tit-for-tat bombing” tra sunniti e sciiti in Libano, scrive Gideon Rachman sul Financial Times, ma questa volta un elemento importante potrebbe essere il Tribunale speciale per il Libano voluto dall’Onu, che a quasi 10 anni di distanza sta istruendo un processo contro cinque uomini per l’assassinio di Rafik Hariri. Il processo inizia, in absentia, il 16 gennaio e alcune fonti definiscono l’autobomba di venerdì come “un messaggio” rivolto al tribunale.
Saad Hariri, figlio di Rafik e anch’egli ex primo ministro, ha dichiarato in conferenza stampa che “Quelli che hanno assassinato Chatah sono gli stessi che hanno assassinato Rafik Hariri, gli stessi che vogliono assassinare il Libano”.
Farnaz Fassihi sul Wall Street Journal fa una descrizione vivida degli effetti dell’esplosione, avvenuta in un’area altolocata della città: detriti ovunque, vetrine distrutte, i soccorritori costretti a raccogliere brandelli di cadavere dentro borse della spesa decorate per il Natale.
E’ da quest’estate che va avanti un “tit-for-tat bombing” tra sunniti e sciiti in Libano, scrive Gideon Rachman sul Financial Times, ma questa volta un elemento importante potrebbe essere il Tribunale speciale per il Libano voluto dall’Onu, che a quasi 10 anni di distanza sta istruendo un processo contro cinque uomini per l’assassinio di Rafik Hariri. Il processo inizia, in absentia, il 16 gennaio e alcune fonti definiscono l’autobomba di venerdì come “un messaggio” rivolto al tribunale.
Saad Hariri, figlio di Rafik e anch’egli ex primo ministro, ha dichiarato in conferenza stampa che “Quelli che hanno assassinato Chatah sono gli stessi che hanno assassinato Rafik Hariri, gli stessi che vogliono assassinare il Libano”.